La memoria dei tessuti in osteopatia

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La memoria dei tessuti in osteopatia

La memoria dei tessuti in osteopatia

(estratto della tesi “Trauma emotivo e memoria cellulare”)

Il cervello non è l’unica struttura in cui risiede la memoria. Questa risiede in tutte le cellule del nostro corpo. Si parla di memoria cellulare quando il nostro corpo è in grado di immagazzinare ricordi a livello di ogni singola cellula e influenzare i nostri comportamenti, anche quelli di routine. Se a seguito di stress o trauma emozionale non si rimarginano le ferite, la libertà di azione può rimanere limitata nel tempo e portare anche a delle patologie. Lavorando sull’energia che risiede nelle cellule, quindi nel corpo, si opera il cosiddetto rilascio di memoria cellulare per guarire i “disturbi emozionali”. Con questo metodo si va ad agire direttamente sulla muscolatura e sull’energia che risiede in essa.
Definizione Treccani di “stress”: termine inglese che significa letteralmente “sforzo”, al contempo indica, nell’uso corrente, tensione nervosa, logorio, affaticamento psicologico, e anche il fatto, la situazione che ne costituiscono la causa. Nel linguaggio medico indica invece la risposta funzionale con la quale l’organismo reagisce ad uno stimolo, più o meno violento, di qualsiasi natura (microbica, tossica, traumatica, termica, emozionale ecc).
Lo stress è la condizione nella quale un organismo si trova quando deve adattarsi ad un cambiamento o ad una situazione che gli viene imposta. Vi sono due tipi di stress: Selye, medico austriaco, ne considerava uno positivo e essenziale per la vita, che serve a “rendere la persona in grado di aumentare la capacità di comprensione e concentrazione, di decidere con grande rapidità di mettere i muscoli in condizione di muoversi immediatamente…”. Lo stress continuo, cronico, è invece negativo e devastante.
Mi è stato spesso chiesto: “cosa si cura con l’osteopatia?”. Il termine curare è improprio; prendersi cura della persona nella sua globalità è più calzante. Globalità intesa, non solo dal punto di vista della materia, dei tessuti, delle strutture, ma globalità come insieme di quanto appena citato e di ciò che rappresenta l’essenza dell’individuo, i suoi stati d’animo, il suo vissuto. Anche questi ultimi elementi, senza materia, si possono toccare…attraverso il corpo. Il corpo “tiene il conto” di ciò che ci accade.
Sotto l’impulso di pensieri ed emozioni il corpo viene influenzato: arrossire in una situazione per noi imbarazzante, piangere guardando un film…
Linguaggio e pensiero influenzano le emozioni. Le emozioni influenzano il corpo.
Il corpo e la mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno: l’uomo nella sua unità somato-psichica che integra anche l’elemento spirito.
Anche in ambito medico è ormai condivisa l’idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che, a loro volta, questi abbiano una certa ripercussione sul corpo. Il vecchio concetto di malattia, intesa come “effetto di una causa”, è stato sostituito con una visione multifattoriale secondo la quale ogni evento è conseguente all’intrecciarsi di molti fattori, tra i quali sta assumendo sempre maggior importanza i fattore psicologico. Si ipotizza inoltre che quest’ultimo, a seconda della sua natura, possa agire favorendo l’insorgere di una malattia, o al contrario favorendone la guarigione. Come esempio emblematico per questo concetto ci si potrebbe riferire a malattie o processi che seguono, a breve distanza d tempo, alcune situazioni ambientali a grande risonanza affettiva quali il pensionamento, i lutti, le delusioni sentimentali o nel campo lavorativo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel corpo (il disturbo).
Riflettendo su queste e analoghe esperienze può risultare cosa scontata sostenere che il corpo è lo sfondo di tutti gli eventi psichici e quindi considerare del tutto logica l’unità somato-psichica dell’uomo, tanto da indurci a ritenere sensato indagare qualsiasi malattia fisica, sia dal punto di vista fisico che psichico che emotivo che l’accompagna.
La struttura fisica altro non è che energia stabilizzata e ordinata nello spazio e nel tempo. Negli shock e nei traumi, che possono essere anche di natura emozionale, si subisce una quantità di energia trasmessa troppo velocemente. E’ questa saturazione energetica che fa indurire i tessuti che si “retraggono” trattenendo altri tessuti, e diventando un punto di appoggio per il sistema fasciale. L’intelligenza del nostro corpo (sempre alla ricerca del massimo comfort) cercherà di creare un nuovo ordine funzionale, inglobando il trauma, ma noi ne avvertiremo sempre il disagio.
L’osteopata può percepire nuovamente il fluire del ritmo craniale e della vitalità, affinchè la vita possa esprimersi liberamente.
Le patologie e i disturbi del tono muscolare sono oggetto di trattamenti che spesso non considerano l’immagine corporea dell’inconscio. Quest’ultima deriva del nostro vissuto affettivo ed emozionale e può originare tensioni muscolari e fasciali croniche anche a distanza.
Secondo la medicina cinese la dicotomia tra corpo e mente non esiste: la psiche è il corpo e il corpo è la psiche. Non esiste funzione organica che non contribuisca a dare il proprio “colore emotivo” e non esiste stato d’animo intenso o cronico che non lasci la sua traccia a livello dell’organo. Per i cinesi la psiche equilibrata e sana è il risultato del buon funzionamento di tutti gli organi: non esiste quindi il concetto di malattia organica oppure di malattia psicosomatica, in quanto psiche e soma si esprimono sempre e contemporaneamente uno attraverso l’altro. In medicina cinese , le cause interne delle malattie sono designate come i cinque elementi psichici, ne segue l’elenco con le aree dove viene sentita la loro influenza:

  • la gioia in eccesso danneggia cuore ed intestino tenue
  • la rabbia in eccesso ferisce fegato e cistifellea
  • l’eccesso di preoccupazione ingiuria stomaco, milza e pancreas
  • la tristezza in eccesso danneggia polmoni e intestino crasso
  • un eccesso di paura ingiuria reni e vescica

A livello osteopatico è facile sentire le tracce che le emozioni sopra citate lasciano a livello del corpo. Nella mia esperienza mi è capitato spesso di avere informazioni dal corpo delle persone senza che queste avessero verbalizzato nulla, avendo poi la conferma dal paziente di quanto indicato dalla memoria dei suoi tessuti.
Anche secondo la medicina indiana la materia ed il movimento sono inconcepibili separatamente. In questa cultura troviamo la medicina ayurvedica in cui è basilare la concezione dell’essere umano come entità totale, senza separazione tra mente, corpo e spirito.

Negli anni 70 vengono scoperti i neurotrasmettitori, messaggeri chimici che agiscono nel corpo come molecole di comunicazione permettendo ai neuroni del cervello di “parlare” al resto del corpo comunicando pensieri, emozioni, desideri, ricordi, intuizioni e sogni. Nessuno di questi avvenimenti resta confinato al cervello. L’arrivo sulla scena dei neurotrasmettitori rende l’interazione tra mente e materia più mobile e fluida ed aiuta a riempire il vuoto che apparentemente separa la mente dal corpo.

La fascia connettivale circonda e avvolge ogni struttura corporea. Ogni osso, ogni muscolo, ogni organo, ogni vaso sanguigno o linfatico, ogni nervo è circondato da un sottile strato di connettivo con il compito di sostenerlo e proteggerlo. Ognuna di queste strutture non rimane però isolata nella sua tasca connettivale ma, grazie proprio alla fascia si interconnette con le altre strutture creando un legame che ricopre e si sviluppa all’interno dell’intero corpo, dalla testa ai piedi e su più livelli. La fascia costituisce il periostio che circonda le ossa, il pericardio intorno al cuore, il rivestimento esterno dello stomaco e degli intestini, il tessuto sinoviale intorno alle articolazioni, e può assottigliarsi o ispessirsi, a seconda delle esigenze meccaniche o funzionali del corpo, per formare sottili rivestimenti e tasche, borse con azione di ammortizzatori o retinacoli in ogni parte del corpo. La fascia non solo costituisce il rivestimento delle strutture corporee, ma penetra all’interno, profondamente, in molte di esse: ad esempio ogni muscolo possiede un rivestimento fasciale esterno da cui si dipartono internamente setti che rivestono ogni fascio di fibre muscolari ed ogni fibra muscolare individualmente .
Questa rete tridimensionale diventa di particolare importanza da un punto di vista funzionale, e quindi osteopatico, in quanto, essendo la fascia una struttura elastica, ogni trazione, stiramento o limitazione a livello locale viene automaticamente ridistribuito sull’intero sistema. Tradizionalmente, soprattutto nella considerazione anatomica e fisiologica, la fascia viene considerata un tessuto inattivo di scarsa importanza, in quanto le si attribuisce prevalentemente la funzione di permettere lo scivolamento tra diverse strutture, ovvero lo scorrimento dei muscoli tra loro o sopra le ossa, o degli organi tra loro.
In realtà essa svolge un ruolo molto importante nella visione osteopatica del corpo umano: grazie alla sua azione di legante tra i vari distretti e segmenti corporei, la fascia diviene fondamentale nell’assorbimento o nel mantenimento di tensioni e/o traumi. Le cause di lesione fasciale possono essere molteplici: dalle semplici sbucciature o microstiramenti fino alle lussazioni, torsioni, aderenze o cicatrici fino ad infiammazioni esterne o interne.
Il perdurare della restrizione fasciale, a prescindere dalla causa, può diventare l’origine di una patologia disfunzionale sistemica con sintomatologie anche importanti e non sempre palesemente correlate alla lesione iniziale. Occorre ricordare che, oltre ai fattori chimico/fisici e meccanici, anche le tensioni di origine emotiva possono ripercuotersi a livello fasciale: quando viviamo delle emozioni, esse sono accompagnate da modificazioni ormonali e risposte muscolo-tensive; quando proviamo paura, rabbia, gioia il nostro corpo si adatta per permetterci di esprimere queste emozioni.
Forti emozioni, soprattutto se il corpo non riesce a trovare un modo naturale per “scaricarle”, o situazioni prolungate di stress emotivo, possono lasciare “cicatrici” a livello fasciale.
La libertà e la mobilità della fascia e, ovviamente, dei tessuti che essa ricopre, non deve essere vista come la possibilità di compiere ampi movimenti: la mancanza di tensioni o restrizioni rappresenta la capacità fasciale di rispondere in modo elastico ad ogni stimolo, ad ogni esigenza di adattamento dei tessuti.

La valutazione osteopatica è in grado di cercare e rilevare, attraverso test specifici, la presenza di questi nuclei di maggior tensione e attraverso tecniche manuali osteopatiche non invasive e soprattutto prive di controindicazioni, ridurre tali tensioni alla ricerca di un equilibrio ed un comfort migliori.

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